Il contesto

Il 1848

I personaggi

La Battaglia

Animazione

Home Page

La Battaglia

Dopo le vittoriose insurrezioni di Milano e Venezia, seguite poi da Treviso, Padova, Vicenza e Udine, tutto il Nord Est è in rivolta. Viene formata la Guardia Civica anche nei piccoli centri, per mantenere l'ordine.

Battaglia_large.jpg (9792 bytes)
Particolare del dipinto di G.Fabris, 1983
Municipio di Cornuda

Carlo Alberto, Re di Sardegna e Piemonte, dichiara guerra all'Austria: è la I Guerra d'Indipendenza. Vince a Goito, Monzambano e Valeggio ed è in procinto di conquistare la fortezza di Peschiera.
Nel frattempo il generale Radetzky evita lo scontro aperto con le truppe Piemontesi e si chiude all'interno del Quadrilatero (area compresa tra le 4 fortezze di Mantova, Peschiera, Verona e Legnano) certo che presto giungeranno i rinforzi dall'Austria.
L'Austria non deve contrastare solo l'esercito Piemontese, ma anche quello Pontificio, che il Papa Pio IX ha inviato nel Ferrarese al comando del generale Durando.
Oltre alle truppe del generale Durando, viene inviata alcuni giorni dopo una legione di 1000 soldati pontifici al comando del generale Ferrari, cui si uniscono numerosi volontari (in totale circa 4000 uomini). Queste truppe entrano in Veneto, mentre quelle al comando del generale Durando passano alle dipendenze dell'esercito Piemontese.
La marcia del generale Nugent, partito da Vienna il 15 aprile, attraversa il Friuli da Gorizia ma incontra numerosi ostacoli da parte delle popolazioni insorte. Finalmente il 29 aprile arriva nei pressi del Piave.
Sulla riva destra del fiume Piave sono arrivati i volontari italiani (i Crociati) e il contingente militare del generale Durando, cui sta per unirsi il generale Ferrari.
Il generale austriaco Nugent, trovati interrotti i ponti sul Piave e resosi conto che è inutile tentare di attraversare il fiume, decide di proseguire la marcia verso Belluno, con l'intenzione di aggirare le truppe pontificie e raggiungere Radetzky.


Itinerario delle armate austriache giunte in aiuto di Radetzky

 

Attraverso il passo del Fadalto raggiunge Belluno il 4-5 maggio e il 6 arriva a Feltre. Da questa posizione ha davanti a sé tre possibilità per raggiungere le forze austriache: può decidere di scendere per la valle del fiume Piave attraverso Quero e Cornuda, oppure dirigersi a Vicenza per Primolano, la Valsugana e Bassano, o andare verso Trento e discendere verso il Garda.
Nel frattempo il generale Durando, che si trova a Treviso ad attendere l'arrivo del generale Ferrari, viene informato che le truppe austriache si dirigono da Feltre verso Quero, scendendo lungo la valle del fiume Piave, per cui sposta le sue forze in quella direzione.
Il mattino seguente il generale Ferrari, giunto a Treviso, decide di seguire Durando, il quale peró ha cambiato direzione, non piú verso Quero, ma verso Bassano, convinto che gli austriaci sceglieranno la secondo strada possibile, per scendere verso la pianura.
Ferrari riceve l'ordine di sostare a Montebelluna. A Pederobba, ovvero lungo una delle possibili linee di avanzata degli austriaci, non è previsto nessun contingente.

Dragone.jpg (14987 bytes)
Dragone pontificio a cavallo

La sera del 6 maggio i due generali si incontrano proprio a Pederobba: concordano che Durando tenga Bassano, mentre Ferrari è incaricato sia di proteggere le rive del Piave, sia di ostacolare eventuali discese austriache verso la pianura.
A Onigo, tra Pederobba e Cornuda, la sera del 7 maggio  arrivano i Bersaglieri del Po, guidati dal conte Mosti di Ferrara e un corpo di volontari cadorini, che a Belluno hanno saputo rallentare l'avanzata di Nugent. Verso le 2 di notte alcuni drappelli di volontari si trincerano a sud di Pederobba, in attesa delle truppe austriache. Alle 6 dell'8 maggio una giovane di Pederobba di nome Florinda Putton suona la campanella della chiesetta di S. Sebastiano per segnalare l'arrivo delle prime avanguardie austriache. A Pederobba lo scontro dura dalle 6 fino alle 9:30 del mattino, quando il generale austriaco Culoz, investito del comando delle truppe da Nugent, riesce a rompere le difese dei volontari e a penetrare nel paese.
Gli austriaci avanzano ora verso Onigo dove si scontrano con i volontari cadorini ed i Bersaglieri del Po, che offrono una dura resistenza. Intanto il generale Ferrari si dirige verso Cornuda con il grosso delle truppe.
Con il passare delle ore le linee austriache si rinforzano e verso le 17:30  i bersaglieri e i cadorini si ritirano sulle rive del torrente Nasson, dove li aspettano due compagnie di Ferrari, che sosta a Cornuda con il resto delle truppe, la cavalleria e l'artiglieria.
Verso le 19 gli austriaci attaccano e conquistano sulla destra monte Palazzo e sulla sinistra una collina verso il Fagarè, ma vengono respinti oltre il torrente Nasson dai volontari e dai soldati pontifici. Intanto la notte si avvicina e i combattimenti vengono sospesi.
Durante la notte la prima linea dei volontari è arretrata di 500 metri ed è stata rinforzata con tutte le truppe disponibili. Le truppe austriache occupano il santuario della Rocca e continuano a confluire nuovi reparti.
Intanto Ferrari avvisa il generale Durando della situazione. È infatti evidente che l'intero esercito austriaco ha deciso di scendere verso la pianura attraverso la valle del Piave e che non si tratta di una manovra diversiva come supponeva il Durando. Verso le 8 della mattina del 9 maggio arriva la risposta di Durando: avvisa che è in movimento con le sue truppe da Bassano verso Crespano, pronto a correre in aiuto di Ferrari.
Verso le 11 Durando conferma di essere in marcia ed il generale Ferrari gli invia un ulteriore dispaccio, chiededogli di accelerare la marcia per attaccare il nemico alle spalle, da Pederobba.
La linea dei volontari e dei soldati pontifici resiste nonostante la superiorità numerica degli austriaci, ma verso le 12 le riserve di munizioni cominciano ad esaurirsi. Tutti sono fiduciosi dell'arrivo dei rinforzi del generale Durando, che invia un messaggio: "Vengo correndo, Durando".
Data la situazione, il generale Ferrari decide di utilizzare i 40 Dragoni pontifici a cavallo che fanno parte del suo contingente. Chiede loro di effettuare una carica suicida contro gli austriaci. I Dragoni partono da Cornuda e per la via oggi chiamata VIII-IX Maggio, avanzano fino alla prima linea e da qui si lanciano contro il nemico. L'effetto della carica è dirompente. Gli austriaci si riparano disordinatamente nei fossi laterali della strada. Dei 40 Dragoni ne muoiono 35, alcuni riescono ad arrivare fino a Onigo. Fino alle 15 del pomeriggio gli austriaci non tentano nessun'altra iniziativa, timorosi di un'altra carica.

Ferrari_vecchio.jpg (11776 bytes)
Ritratto a olio del generale Ferrari (G. Fabris)

Sono ormai le 18 e il generale Durando non è ancora giunto sul campo di battaglia; a Ferrari non resta altra alternativa che ritirarsi verso Treviso. Se Durando fosse arrivato in tempo (come ragionevolmente poteva fare) l'esito della battaglia si sarebbe potuto capovolgere.
Durante la ritirata dei volontari e dei pontifici gli austriaci avanzano cautamente verso Cornuda, temendo un'imboscata, senza accorgersi che si tratta di una ritirata strategica e non di un normale ripiegamento su nuove posizioni. Il sacrificio dei Dragoni permetterà così ai soldati ed ai volontari di poterer combattere nuovamente in futuro.
Ancora oggi si discute su quale ragione abbia spinto 150 anni fa il generale Durando a perdurare nella sua convinzione che gli austriaci sarebbero scesi verso Bassano e la valle del Brenta. In effetti, mentre Durando era in marcia verso Pederobba per aiutare il generale Ferrari, vennero avvistate delle truppe austriache in direzione di Primolano, per cui il generale pensò bene di ripiegare su Bassano. Purtroppo queste truppe ritornarono a Feltre, dimostrando di essere state un'abile esca ordita dal generale Nugent.