La campagna d’Italia iniziò il 10 luglio 1943 con l’operazione
“Husky”: lo sbarco in Sicilia. In poco più di un mese le forze
tedesche ed italiane furono scacciate dall’isola. La competizione e l’attrito
tra i comandanti statunitensi e britannici cominciarono a manifestarsi.
L’8 settembre 1943 l’Italia annunciò l’armistizio con gli
Alleati e si realizzò la dissoluzione delle forze armate italiane. Le forze
tedesche, preparate per l’occasione, occuparono il paese e si sostituirono alle
unità italiane nel fronteggiare gli Alleati. La scomparsa dallo scenario delle
forze italiane, uno degli obiettivi desiderati ed attesi da Churchill, si era
compiuto; in seguito i fatti dimostreranno che la campagna non si rivelò meno
dura per la mancata opposizione delle forze armate italiane, anzi, forse la
difesa tedesca divenne più efficace.
Il 9 settembre 1943 forze statunitensi sbarcarono a sud di
Napoli, mentre le forze britanniche risalivano la Calabria.
Ad ottobre l’importante porto di Napoli si trovava in mano
degli Alleati e la linea del fronte era posta lungo il fiume Volturno.

Le formidabili linee di difesa Gustav e Gotica
furono approntate con largo anticipo e grande impiego di risorse dall’esercito
tedesco, la prima lungo i fiumi Sangro, verso il mare Adriatico, e Garigliano,
verso il Tirreno, con Cassino al centro, la seconda sviluppata
lungo il versante appenninico tra Pisa a Pesaro. Tali ostacoli furono superati
dagli Alleati in più di un anno e mezzo.
Le caratteristiche del terreno e la strategia scelta per invadere l’Italia
resero particolarmente arduo il compito degli Alleati.
Risalendo la penisola da sud ci si trovava di fronte ad un continuo susseguirsi
di colline e catene di montagne, strette valli percorse da fiumi e torrenti
impetuosi. Le linee di comunicazione erano primitive, di certo non in grado di
sopportare il movimento di interi corpi d’armata.
La linea del fronte era inevitabilmente delimitata dalla costa tirrenica ed
adriatica. Azioni di aggiramento erano quindi facilmente individuabili e
bilanciate. I tedeschi in posizione di difesa avevano la possibilità di
impegnare gli Alleati sul terreno prescelto, trincerandosi in linee di difesa
approntate con cura e ponendosi agevolmente in posizioni elevate, da cui
riuscivano a dominare i movimenti Alleati.
Raramente le attività Alleate riuscirono a cogliere di sorpresa il nemico.
Nessuna pianura o vallata era abbastanza ampia da consentire l’uso efficace di
colonne corazzate e motorizzate, le piogge rendevano impraticabile anche il
terreno aperto e la maggior parte delle vie di comunicazione per qualsiasi
mezzo, se non per i muli.

"gli americani combatteranno sempre per la libertà"
In nessun altro fronte della seconda guerra mondiale la guerra moderna si
avvicinò così tanto allo strazio della guerra di posizione, fatta di trincee,
di prolungato confronto ravvicinato, di privazioni dettate dal clima e dalla
difficoltà di approvvigionamento. La potenza e mobilità delle forze Alleate
erano completamente annullate dalle caratteristiche stesse del teatro di
operazione, prima ancora che dalla capacità di difesa tedesche.
Inoltre, le forze impegnate in campo Alleato erano mediamente bilanciate da
quelle tedesche. Tutti questi elementi offrono un quadro complessivo delle
difficoltà e quindi del formidabile sforzo compiuto dagli Alleati. Con un
terreno completamente sfavorevole, compiendo la via più lunga e tortuosa verso
l’obiettivo e privati del vantaggio numerico e tecnico, gli Alleati riuscirono
in ogni modo a liberare la penisola.
In Italia si compì il sacrificio di molti soldati Alleati, circa 320
mila, provenienti da diverse nazioni. Gli Stati Uniti persero
complessivamente circa 114 mila uomini di tutte le armi in questa campagna
durata due anni, compiendo un immane sacrificio per raggiungere la vittoria sul
nazismo ed il fascismo e garantire all’Italia un futuro di libertà.